23 February 2012

Il DPA apre le porte ai giovani professionisti e supporta la crescita professionale

L’Italian Scientific Community on Addiction, presentata lo scorso 26 luglio alla presenza di numerosi colleghi, operatori e professionisti del settore, nonché dei rappresentanti degli Enti partner nel progetto, oggi è una realtà che conta numerose centinaia di adesioni in costante crescita.

Dunque è attiva e consolidata questa piattaforma innovativa dotata di strumenti concreti per l’informazione e la formazione nel settore delle dipendenze, con l’obiettivo di creare un circuito virtuoso di scambio e condivisione di conoscenze basate sulle migliori evidenze scientifiche e coerenti con le linee di indirizzo dettate dal Piano d’Azione Nazionale Antidroga e dai protocolli riconosciuti a livello nazionale.

Con la costituzione di questa Community abbiamo reso disponibile uno strumento dalle grandi potenzialità, che supera concettualmente ogni modello associativo esistente nel settore, aprendosi al contempo alla consultazione di informazioni scientifiche aggiornate e alla divulgazione di esperienze professionali utili al progresso della ricerca.

Una piattaforme che permette un contatto diretto e in tempo reale fra le diverse professioni e che intende avvicinare e consolidare il legame legittimo fra istituzioni ed operatori del settore. Una piattaforma, quindi, di consultazione permanente entro la quale e possibile partecipare attivamente alle numerose iniziative promosse dal Dipartimento Politiche Antidroga, dove tutti sono rappresentati in egual modo, senza vincoli di “quartiere” o interessi economici.

Fra gli strumenti di informazione, la newsletter mensile Droganews è ormai un punto di riferimento certo, anche per la stampa specialistica, per la consultazione tempestiva e semplificata di migliaia di articoli tratti ed elaborati dalla letteratura tecnica e scientifica internazionale.

Il bimestrale Italian Journal on Addiction, che a breve sarà disponibile online con l’ultimo numero del 2011, ha già dimostrato di avere tutti i numeri per essere un’importante periodico di settore, supportato da un Comitato scientifico di eccellenza e presto indicizzato con “impact factor”. Intanto ha comunque rilevato un grande interesse di pubblico e cosa assai gradita dimostrando di essere scelto dai colleghi italiani, ma non solo, come valido mezzo per la pubblicazione e diffusione di interessanti contributi originali, rassegne critiche ed articoli di diverso genere.

Per la formazione la Community si è dotata della Scuola Italiana sulle Dipendenze, e ha attivato un Corso annuale permanente ECM accreditato, che prevede circa 100 ore di formazione multidisciplinare, con la partecipazione di docenti altamente specializzati provenienti anche dal NIDA. L’inaugurazione della prima edizione avverrà il prossimo 19 gennaio a Roma dove parteciperanno i primi cento candidati selezionati fra le numerose richieste di iscrizione.

Nondimeno, l’attivazione dell’Italian Scientific Community si inserisce nel quadro delle collaborazioni internazionali con altri centri e organizzazioni istituzionali di ricerca scientifica e degli interventi clinici e riabilitativi che il DPA ha attivato per incrementare, in Italia, gli studi e le ricerche nel campo delle neuroscienze dell’addiction e costruire network di risorse e competenze tecniche. Questo nasce dall’esigenza di promuovere lo sviluppo di ricerche e di training di formazione per la ricerca volti a migliorare la diagnosi e il trattamento dell’abuso di droga e della tossicodipendenza e a favorire scambi scientifici e accademici tra i professionisti del settore, integrando le loro aree di competenza al fine di promuovere il progresso della ricerca nell’ambito delle dipendenze.

In questi anni ci siamo battuti perché il fenomeno droga fosse affrontato con coerenza etica e rigore scientifica, perché fossero abbandonate le distanze ideologiche, le strumentalizzazioni politiche e gli interessi lobbistici. Abbiamo raggiunto molti risultati dimostrando che le istituzioni sono presenti e disponibili al dialogo, che sono attente e preparate per contrastare il fenomeno della tossicodipendenza e che sono al servizio dei cittadini sia per curare, che per prevenire questo dramma vissuto oggi ancora da troppe persone e famiglie.

Con queste premesse intendiamo proseguire il nostro operato senza dimenticare che per contrastare questo fenomeno servono professionisti validi e motivati che vengano messi in condizione di crescere e di specializzarsi, che possano confrontarsi liberamente in ambienti scientifici accreditati, non vincolanti e altamente stimolanti; ma soprattutto operatori ai quali sia riconosciuto il proprio lavoro e la propria professionalità.

Il mio appello ad aderire alla Italian Scientific Community on Addiction (link), iscrivendosi numerosi secondo le modalità espresse nel regolamento condiviso dai partner istituzionali, è rivolto a tutti i colleghi e soprattutto alle giovani leve che intenderanno credere in questo nuovo processo di aggregazione, riconoscimento nella “mission” proposta.

Sono certo che da qui partiranno numerose iniziative di grande interesse a cui tutti potranno essere chiamati a partecipare attivamente, quali pubblicazioni scientifiche, manuali tecnici, corsi di formazione ed aggiornamento, seminari, workshop, collaborazioni con istituti di ricerca internazionali e molto ancora.

31/12/2011

Editoriale di Giovanni Serpelloni

Fonte:http://www.droganews.it/news/1197/Il%20DPA%20apre%20le%20porte%20ai%20giovani%20professionisti%20e%20s.html

Legami claustrofobici

All’inizio ogni relazione ha tinte calde e entusiasmanti. L’altro appare sotto una luce affascinante, spesso è idealizzato. Grazie a un meccanismo proiettivo egli è investito da quanto vi è di più positivo, le sue doti diventano salienti, e in primo piano si mettono le qualità che sembrano emergere oscurando tutto il resto. Col procedere della frequentazione iniziano spesso incomprensioni, volontà di cambiare l’altro, desiderio di esclusività, tentativi di limitare la libertà altrui in nome della relazione, bisogno di avere il controllo sull’altro, di avere certezze e rassicurazioni sempre maggiore. Tali necessità possono diventare ossessive, patologiche, claustrofobiche all’interno della coppia.

Perché si arriva a tanto?

Nella relazione entrano in gioco dinamiche dettate, secondo Bowlby (1984), da un modello operativo interno che si eredita in base allo stile di attaccamento primario con le figure accudenti.

Qualora il bambino non riesca a instaurare un legame cosiddetto sicuro con la figura di accudimento, egli non sarà in grado di interiorizzare una base a cui tornare dentro di sé. Di conseguenza il suo modello relazionale con le future figure significative sarà guidato da incertezza, e da adulto diventerà un eterno bisognoso di rassicurazione.

Il bambino in fase evolutiva sperimenta uno spettro di emozioni a cui non sa dare un nome. Paure, angosce, rabbia, frustrazione per non ricevere quanto desiderato. Il genitore accoglie ciò che non è compreso e lo restituisce “pensato” e pensabile al bambino (Bion, 1967). Dandogli una spiegazione di ciò che sente, l’adulto lo aiuta ad alfabetizzare il suo vissuto, tenendolo per mano nelle tempeste incomprese dei propri confusi sentimenti, desideri, frustrazioni, delusioni, angosce e paure, ogni volta incoraggiandolo ad accettare quanto sta accadendo, invitandolo a sostarvi, e infine guidandolo fuori dall’alta marea, incoraggiandolo e insegnandogli a riconoscere quanto sente, rassicurandolo che quanto prova ha un senso ed è accettabile, e riconoscibile, comprensibile, lecito e legittimo.

La figura di riferimento svolge pertanto la funzione di costruire un significato a quanto vissuto dal bambino, e di attribuirvi un nome oltre che un senso, cosicché egli possa creare un ordine emotivo dentro di sé e saper come e dove collocare ogni esperienza del mondo interiore, senza sentirsi sbagliato, inadeguato per quanto sta vivendo.

Chi non ha fatto l’esperienza di essere accolto, contenuto, pensato, riparato da emozioni dolorose, resta come incompleto, irrisolto e facilmente da adulto andrà in cerca di relazioni in grado di riparare, risarcire, bonificare ciò che non è stato completato.

La relazione viene investita di un potere taumaturgico, e il partner vissuto come il sostituto della figura del genitore “buono” mancato, a cui richiedere attenzioni, contenimento, amore incondizionato, presenza, .

D’altra parte non è detto che il partner sia in grado di riparare gli elementi irrisolti dell’altro, perché egli stesso magari portatore di ferite ataviche e dolorose. E può sentirsi soffocare dalle richieste incessanti.

Iniziano quindi le incomprensioni, lotte di pretese e negazioni per proteggere uno spazio che è sentito come invaso dall’affamato di risarcimento per le cure mancate.

Il richiedente non sa sostare nello spazio di incertezza, poiché gli è mancato il supporto nelle prime nubi oscure attraversate, accumulando così dei buchi di rappresentabilità. Pertanto egli resta in richiesta perenne, in attesa che qualcuno arrivi ad alleviarne il dolore, e a garantirgli che quanto sta accadendo passerà. Egli reclama un sostegno continuo, non avendo imparato l’auto rassicurazione, l’autonomia emotiva, il pensare come cosa buona anche la sofferenza come facente parte di una scala cromatica accettata e compresa nella sua varietà.

Se l’altro non è sempre disponibile, allora si sperimentano sentimenti di abbandono che risvegliano sensazioni antiche e mai risolte. Il partner sarà punito per il presunto disamore, tacciato di insensibilità, accusato di non essere “abbastanza” qualcosa.

Si inizia col volerlo cambiare, affinché diventi come lo si vorrebbe, chiedendogli “di più”. Una raffica di richieste implicite o esplicite piovono sul rapporto a due, contrattazioni e negoziazioni che non bastano mai, fino a che il bisogno di controllarlo, spostarlo, aggiustarlo diventa primario, per portarlo a quella funzione, a quel modello ideale mancato e mai avuto.

Come uscire da questo schema?

Riconoscendolo innanzitutto. E poi, se la modalità relazionale è troppo disfunzionale e diventa immensamente dolorosa, è utile cercare legami satelliti come quello che si può costruire con uno psicoterapeuta, che svolga quella funzione di contenimento e di riordino emotivo, che sia in grado di restituire il non compreso come pensabile e accettabile.

Una volta fatta l’esperienza di potersi affidare a qualcuno che svolga il ruolo vicariante della figura genitoriale, si potrà ricostruire e interiorizzare quella base sicura finora sconosciuta e tanto ricercata. Da qui è possibile creare un luogo conosciuto dentro se stessi, ordinato e protetto. L’individuo sarà meno portato a cercare appigli esterni, e quindi diverrà in grado di instaurare relazioni sane, dove accade l’incontro con l’altro, ma poi sarà anche in grado di tornare a se stesso, senza sentirsi devastato per l’assenza e l’abbandono, capace di auto contenersi nei momenti “vuoti”, facendo l’esperienza di un vuoto fertile, vissuto non come privazione ma come infinita possibilità esplorativa di sé e del mondo.

Scritto da Ameya Gabriella Canovi

Fonte: http://amoredipendente.splinder.com

Aumenta l’autolesionismo tra i giovani

L’autolesionismo è uno sfogo anomalo di nervosismo, stress o paura che si materializza nel procurarsi una piccola ma intensa sofferenza (un taglio, una puntura, un morso) allo scopo di “punirsi” o di “alienarsi” da situazioni fortemente spiacevoli. Una pratica nascosta e drammatica che aumenta tra i giovanissimi.

L’allarme lo lancia l’Inghilterra ma la conferma viene dall’Australia, dallo stato di Victoria, dove sono stati studiati e seguiti 1802 studenti per un periodo di sedici anni, dalla prima adolescenza all’età adulta. Il fenomeno dell’autolesionismo, praticato in modo particolare con rasoi, coltellini o spilloni, è più diffuso tra le ragazze ma anche i maschi ne sono vittime con sempre più frequenza.

Si tratta di una pratica che, col tempo, tende a risolversi da sola … solitamente entro i 21 anni di età. Purtroppo però per alcuni continua anche dopo e a volte sfocia in comportamenti sociali e sessuali anomali e pericolosi. L’autolesionismo va comunque denunciato e curato, anche se può risolversi da sé. Esso infatti è indice di un forte disagio, di ansia o di depressione e non è raro scoprire dietro tali gesti eventi terribili come violenze in famiglia, abusi sessuali o bullismo. I giovani che sono stati autolesionisti da ragazzini hanno molte più probabilità di morire suicidi, almeno 100 volte in più dei coetanei “normali”.

Fonte: http://benessere.guidone.it

Minorenni e condotte sessuali tramite internet

di   Angelo Manzoni – Psicologo

INDICE:

Introduzione

Materiale a contenuto sessuale online: non voluto o ricercato

Pornografia: effetti

Bibliografia

 

Introduzione

Le caratteristiche di Accessibilità, Abbordabilità ed Anonimità (ovvero il Motore Triple A, Cooper 1997) del mezzo Internet fanno sì che questo sia molto utilizzato per procurarsi materiale a contenuto sessuale, sia esso di tipo pornografico che di tipo educativo.

In questo quadro di riferimento si pongono i contatti che possono avere i minorenni con contenuti sessuali, siano essi ricercati oppure non voluti. Per ciò che concerne i contatti con materiale a contenuto sessuale (sia ricercato che non). [Read more...]

Internet quale realta?

di Sabrina Costantini

Leggendo vari dati, ci stiamo sempre più accorgendo che le forme di dipendenza da internet sono in graduale aumento, così come lo sono altre forme di dipendenza senza sostanza, quali: da cellulare, da TV, da lavoro, shopping compulsivo, gioco d’azzardo, sesso compulsivo, ecc. Queste dipendenze sono in aumento, ma nello stesso tempo sono trasparenti, in quanto sottovalutate, negate, “sfruttate” e talvolta ridicolizzate. Non le si vede, non le si vuole vedere, le si usa a proprio vantaggio, arricchendosi o manipolando gli altri, le si demonizza. Analizziamone dunque, i suoi costituenti ed il parallelismo con le dipendenze da sostanze.

L’espressione Internet Addiction Disorder (IAD) è stata introdotta nel 1995 dal dott. Ivan Goldberg, per indicare una dipendenza patologica, la ricerca reiterata di una forma di piacere che però crea un disagio tale, da creare danni clinicamente significativi, per l’individuo. Se ne sottolinea la componente ripetitiva ed ossessiva, il piacere immediato, a scapito di un danno più strutturale e duraturo. [Read more...]